gruppo di lavoratori

(10/2021) PER FARE PREVENZIONE BISOGNA PARTIRE DAL DATORE DI LAVORO

Ne è convinto Sergio Vianello, Coordinatore Commissione sicurezza cantieri CROIL, che lancia l’allarme: “Con il Superbonus 110% il numero degli infortuni è destinato ad aumentare”

di Sergio Vianello

pubblicato su “Il Giornale dell’Ingegnere”, ottobre 2021

Leonardo Perna, 72 anni, morto cadendo da un’impalcatura alta 2 metri. Un altro operaio morto dopo la caduta da un’impalcatura 5 metri in provinzia di Padova. E ancora, un muratore morto mentre ristrutturava una palazzina in provincia di Brindis; Giorgia Sergioi morta a soli 26 anni a gennaio caduta da una scala mentre puliva le vetrate di un bar per conto della ditta di pulizie per cui lavorava. E poi, Emanuele Zanin, 46 anni, e Jagdeep Singh, 42, morti all’Università Humanitas di Pieve Emanuele, nel Milanese, mentre caricavano una cisterna di azoto liquido. Tre morti ogni giorno, queste le stime di Inal che rileva 772 decessi al 31 di agosto. Secondo quanto riporta Inail: “Le denunce di infortunio sul lavoro presentate entro lo scorso mese di agosto sono state 349.449, oltre 27mila in più (+8,5%) rispetto alle 322.132 dei primi otto mesi del 2020, sintesi di un decremento delle denunce osservato nel trimestre gennaio-marzo (-11%) e di un incremento nel periodo aprile-agosto (+26%) nel confronto tra i due anni”. In base a quanto riportato dall’Osservatorio Nazionale Indipendente sulle morti sul lavoro, fino a ottobre 2021 si sono registrati 1192 morti complessivi per infortuni sul lavoro: 588 sono morti sui luoghi di lavoro, i rimanenti sulle strade e in itinere.

Le notizie che riguardano infortuni mortali sul lavoro sono all’ordine del giorno. Siamo di fronte a un’emergenza? “Gli infortuni ci sono sempre stati e ci saranno sempre, al netto dei periodi in cui l’attenzione mediatica sul tema della sicurezza sul lavoro è maggiore. Nel 2020 c’è stato un calo, per ovvi motivi – tra le chiusure dovute al Covid e la carenza di lavoro – ma in questi mesi è ragionevole attendersi un aumento, con la ripresa dell’economia e la spinta del Superbonus 110% in edilizia, che sta moltiplicando i cantieri”.

Come si può affrontare e risolvere il problema? “In primis intervenendo sui datori di lavoro per contrastare la crisi economica. Tutti sanno che la formazione sulla sicurezza è fondamentale per i lavoratori, e sono previste sanzioni per chi non la svolge adeguatamente; al contrario, non c’è una norma che regoli la formazione per datore di lavoro, che spesso vede la normativa soltanto come ‘un altro costo tra tanti’. Ci sono almeno due presupposti vitali per prevenire gli infortuni sul lavoro: il primo deriva dal fatto che il DDT, in molti casi, pur comportandosi nel rispetto della normativa, non conoscendo la normativa non conosce nemmeno i vantaggi che la normativa gli offre, come ad esempio quella di poter delegare al preposto la supervisione della sicurezza e, quindi, come in molti casi la giurisprudenza si è espressa, la sua posizione di garanzia.

Tutti i suoi lavoratori sono formati e informati per legge, Lui no ! Il secondo, forse il più importante e che comporta molti infortuni, è quello della mancata verifica dell’idoneità tecnica professionale delle ditte appaltatrici e dei lavoratori autonomi, prevista dagli articoli 26 e 90 del Testo Unico.

Infatti, in tanti casi il DDL ritiene che basti scegliere la ditta esecutrice solo in base al prezzo, scordandosi di verificare ciò che però è indispensabile: la sua competenza.

Per far lavorare un addetto su un tetto, non basta credere che lo sappia fare, occorre accertarsi che il soggetto sia formato, e soprattutto addestrato e qualora il Committente non sia in grado di determinarlo, deve rivolgersi al proprio RSPP che certamente sarà in grado di assisterlo e dargli le dovute indicazioni”.

Quindi una parte importante della responsabilità ricade sul committente? “Quando si sta male, è automatico rivolgersi a un medico per un consulto e per la conseguente terapia”.

Molto spesso, invece, accade che per affrontare tematiche tecniche, che possono addirittura mettere in gioco la vita umana, ci si dimentica di chiedere aiuto a un professionista della sicurezza. Le motivazioni sono molteplici, una su tutte è il fatto che il Committente DDL, come evidenziato prima, ignora la normativa e ritiene che basti affidare il lavoro a una ditta esterna per non avere responsabilità sulla corretta esecuzione delle opere da eseguire in sicurezza. È bene comunque ricordare che la verifica dell’idoneità tecnico-professionale non deve essere limitata al solo aspetto documentale infatti, la Cassazione ha più volte ribadito che, in materia di responsabilità, il committente di lavori dati in appalto deve adeguare la sua condotta a due fondamentali regole di diligenza e prudenza e cioè scegliere l’appaltatore e più in genere il soggetto al quale affidare l’incarico, accertandosi che la persona alla quale si rivolge sia non soltanto munita dei titoli di idoneità prescritti dalla legge (formali), ma anche della capacità tecnica e professionale (sostanziale) proporzionata al tipo di attività commissionata e alle concrete modalità di espletamento della stesse. Facciamo un esempio: In questa epoca di pandemia, la parola sanificazione è tanto di moda, ma quanti sanno che per poter fare la sanificazione una ditta deve abilitarsi alla Camera di Commercio come minimo alla letta A e alla lettera B, oppure alla lettera E? Quanti sanno che per essere abilitati occorre avere nella propria organizzazione un professionista chimico? Al contrario, per fare edilizia non serve alcuna abilitazione, chiunque può fare impresa aprendo una Partita IVA con l’oggetto sociale che, magari, preveda la costruzione di ponti, grandi strutture e centri commerciali!

Questo genere di problematica, per i committenti privati, si amplia all’ennesima potenza! Più di una volta la “signora Maria” è stata chiamata in causa per un infortunio accaduto a un lavoratore non idoneo, che ha affrontato un lavoro senza le obbligatorie misure di sicurezza”.

Con il Superbonus 110% si moltiplicano non solo i cantieri, ma anche le imprese edili che cercano di cogliere questa opportunità.

Pensa che queste problematiche aumenteranno nei prossimi mesi? “Enormemente. Negli ultimi anni gli infortuni sul lavoro sono diminuiti anche per la contrazione dell’economia. Ora le denunce sono in aumento, ma il boom dei lavori nell’edilizia non è ancora arrivato, bisognerà aspettare la primavera.

Ci saranno molte imprese “improvvisate”, e per questo bisognerà convincere i committenti a non prendere soltanto le ditte che contracostano meno, ma a sceglierle tra quelle capaci e affidabili”.

Questo però è un problema annoso.

Che cosa si può fare? “Oltre alla formazione del datore di lavoro, come ho già evidenziato, penso che le istituzioni debbano dare un indirizzo anche politico in merito. Aumentare le sanzioni e il numero degli ispettori delle ASL non è una risposta adeguata.
Occorre considerare che gli ispettori delle ASL sono ufficiali di polizia giudiziaria e che, quindi, nelle proprie ispezioni dei luoghi di lavoro, hanno l’obbligo di segnalare e sanzionare penalmente qualsiasi violazione dell’81/08, e questo ai sensi Legge! Gli ispettori ASL non possono fare prevenzione come saprebbero fare in maniera qualificata. Spesso ce la prendiamo con gli ispettori perché ci sanzionano, ma è proprio per la loro funzione che sono obbligati a farlo. Al contrario, a mio parere, servirebbe una struttura – come possono essere i CPT [Comitati Paritetici Territoriali, ndr.] – che non abbia funzione di polizia giudiziaria, e che possa rapportarsi con il datore di lavoro evidenziandogli le inadempienze riscontrati, dandogli consigli e indicando le inadempienze riscontrate affinché possa nel breve porvi rimedio. Se poi nel periodo di tempo assegnato non vengono sanate le lacune riscontrate, allora è corretto informare le autorità competenti, per le più opportune azioni. Sto dicendo, in sostanza, che manca un lavoro di supervisione a monte del lavoro sanzionatorio”.
Che ruolo possono avere gli Ordini professionali e l’UNI in questo quadro?
“L’Ordine degli Ingegneri, ad esempio, ha provato a muoversi nell’ambito della normazione, formando un gruppo di lavoro con il CNI al quale hanno partecipato tutti i rappresentanti degli Ordini d’Italia per stilare delle Linee Guida sul problema dell’anti-caduta; un lavoro che si era concretizzato anche in una proposta di legge, ma poi con il cambio di governo non se n’è fatto nulla. La possibilità di normare alcune tematiche, ad esempio quelle relative alle cadute dall’alto, è a mio parere fondamentale: la legislazione può essere carente su alcuni aspetti, non può coprire tutti gli ambiti, ed è qui che sopraggiungono le norme UNI. Con l’UNI ad esempio ho l’onore di partecipare a un gruppo di lavoro che ha il compito di determinare i profili dell’installatore di linee anti-caduta, affinché non ci si trovi nella condizioni di scegliere, come spesso succede, personale improvvisato e non qualificato per una funzione così importante”.

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